Una persona sale i gradini verso la luce del tramonto

Ci sono momenti nella vita in cui qualcosa dentro di noi inizia a pesare più del solito.

Può essere un periodo di ansia, una relazione che ci fa soffrire, una perdita, un cambiamento che non riusciamo a gestire, una difficoltà familiare o lavorativa. A volte, invece, non c'è un motivo preciso: semplicemente sentiamo di non stare bene, di essere più stanchi, confusi o preoccupati e di non riuscire più ad affrontare le cose come facevamo prima.

Spesso, però, anche quando riconosciamo una sofferenza, chiedere aiuto non è così semplice.

Possiamo dirci che passerà. Che dobbiamo essere più forti. Che c'è chi sta peggio. Possiamo avere paura di essere giudicati, di non sapere cosa dire, oppure pensare che rivolgersi a uno psicoterapeuta significhi ammettere di avere un problema.

In realtà, chiedere aiuto non è un segno di debolezza.

È, molto spesso, il primo passo per iniziare ad ascoltarsi.

Quando qualcosa dentro di noi chiede attenzione

La sofferenza psicologica non si manifesta sempre nello stesso modo.

Può presentarsi attraverso l'ansia, gli attacchi di panico, la tristezza, l'irritabilità, le difficoltà relazionali, l'insonnia, la sensazione di essere sopraffatti o di non riuscire più a riconoscersi.

A volte ci accorgiamo che stiamo evitando situazioni che prima affrontavamo senza difficoltà. Altre volte ci troviamo a ripetere gli stessi schemi nelle relazioni, a preoccuparci continuamente o a sentirci bloccati di fronte a una scelta.

Non sempre è necessario arrivare a una situazione di forte disagio per chiedere un supporto psicologico.

Prendersi cura della propria salute psicologica significa anche intervenire quando ci accorgiamo che qualcosa non funziona più come vorremmo.

Chiedere aiuto significa fermarsi e ascoltarsi

Viviamo spesso con l'idea che dovremmo riuscire a fare tutto da soli.

Siamo abituati a trovare soluzioni, a prenderci cura degli altri, a mantenere gli impegni e ad andare avanti anche quando siamo stanchi. E così può diventare difficile riconoscere il momento in cui abbiamo bisogno di fermarci.

Iniziare un percorso psicoterapeutico significa creare uno spazio diverso.

Uno spazio in cui poter raccontare ciò che sta accadendo senza il timore di essere giudicati. Uno spazio in cui poter mettere ordine nei propri pensieri, comprendere ciò che si prova e osservare con maggiore consapevolezza il modo in cui affrontiamo le situazioni e costruiamo le nostre relazioni.

La psicoterapia non consiste semplicemente nel “parlare dei propri problemi”. È un percorso di conoscenza e di cambiamento, nel quale terapeuta e paziente lavorano insieme per comprendere la sofferenza e individuare nuove possibilità.

Non bisogna sapere già da dove cominciare

Una delle paure più frequenti prima di iniziare un percorso è pensare:

“Non so nemmeno da dove partire.”

Ed è assolutamente normale.

Non è necessario arrivare al primo colloquio con una spiegazione chiara di ciò che sta succedendo, né avere già individuato il problema o sapere esattamente cosa chiedere.

Il primo colloquio può essere proprio il momento in cui iniziare a dare un significato a ciò che si sta vivendo.

A volte il primo passo è semplicemente riuscire a dire:

“In questo momento non sto bene e vorrei capire perché.”

Da lì può iniziare un percorso.

Il primo passo non significa avere già tutte le risposte

Fare il primo passo non significa sapere dove si arriverà.

Significa permettersi di iniziare a guardare ciò che sta accadendo, anche quando è difficile, confuso o doloroso.

La psicoterapia può aiutare a comprendere meglio sé stessi, le proprie emozioni e i propri bisogni, ma anche a riconoscere modalità relazionali e schemi che nel tempo possono essersi consolidati e che oggi non sono più funzionali.

Il cambiamento, infatti, non avviene necessariamente tutto insieme.

Può iniziare da una domanda, da una nuova consapevolezza, dalla possibilità di guardare una situazione da un'altra prospettiva o dal sentirsi finalmente autorizzati a dare valore a ciò che si prova.